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domenica 11 agosto 2013

Le "pagelle d'oro" dei nostri bravi ragazzi

 
 
Nel giudicare la gioventù, molto spesso ci si abbandona ad un pessimismo ingiustificato.   Le cause sono diverse: i giovani, da che mondo è mondo, sono stati il simbolo della scapigliatura, dell'anticonformismo, della ribellione.   I loro atteggiamenti sono estremi, esagerati e gli anziani sono spinti a ravvisare in essi soltanto i lati negativi.   Il giudizio, in secondo luogo, si basa soprattutto sulle manifestazioni esteriori, appariscenti della gioventù più scalmanata e superficiale: i ragazzetti che si accapigliano nei teatri per seguire le contorsioni di cantanti zazzeruti (tipo Beatles, per intenderci), le giovinette che copiano Brigitte Bardot e aspirano soltanto a diventare attrici, i supertifosi del calcio che hanno come unica ambizione quella di ripetere le "gesta" dei loro beniamini, diventano così il modello assoluto di una generazione che si immagina priva di ideali.   La generalizzazione non potrebbe essere più inesatta.   Dietro i mille, duemila, diecimila elementi turbolenti, cammina la schiera molto più numerosa di ragazzi e ragazze, modesti, silenziosi, dediti al lavoro e allo studio.   L'iniziativa della "Domenica del Corriere" di dedicare alcune pagine agli studenti più bravi d'Italia ne è una conferma. [....]
 
("Domenica del Corriere" - 9 agosto 1964)

sabato 10 agosto 2013

7 agosto 1964 - ore 17,30



Il 7 agosto, nel tardo pomeriggio, (Antonio Segni) fu colpito da una trombosi cerebrale.   Era nel suo ufficio al Quirinale, e si apprestava a congedare Moro e Saragat, rispettivamente Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri, che avevano discusso con lui alcune importanti nomine diplomatiche.   La conversazione, a quanto risulta, non era stata serena.  [...]    Le dicerie di corridoio, mai confermate dai protagonisti dei fatti, riferirono di una discussione animata fino ai limiti dell'alterco tra il Capo dello Stato e il Ministro degli Esteri.   La collera di Segni poté contribuire all'incidente circolatorio che comunque covava, secondo le testimonianze, da qualche tempo.    A più d'un visitatore il Presidente della Repubblica era sembrato confuso, impressionabile, a volte farneticante.   "La verità" disse un giorno Saragat a Gorresio "è che per alcuni mesi noi abbiamo avuto un Capo dello Stato non nel pieno possesso delle sue facoltà."   Fatto sta che, mentre parlava con Saragat e Moro, Segni a un certo punto aveva avuto difficoltà ad esprimersi "come se avesse una caramella in bocca".   S'accasciò sul suo scrittoio, mentre i suoi due interlocutori si precipitavano a sorreggerlo, e alcuni valletti, allarmati da grida invocanti soccorso, spalancavano la porta e accorrevano.   Gli stessi valletti, interrogati più tardi da Gorresio, dichiararono d'aver udito, dall'anticamera, "parole e accenti concitati" che non riguardavano soltanto il movimento diplomatico.   "Anche minacce di Alta Corte di Giustizia, ma non si capiva fatte da chi contro chi."    Il che diede parvenza di credibilità alle mormorazioni secondo le quali Saragat, infuriato, aveva rinfacciato a Segni talune iniziative del luglio caldo. [...]
 
Indro Montanelli e Mario Cervi
("Storia d'Italia: L'Italia dei due Giovanni", Rizzoli, 1989)
 
 
Famiglia Cristiana - 30 agosto 1964

giovedì 8 agosto 2013

Con le dimissioni del governo Moro siamo all'ultimo scalino di fronte all'abisso





Il più desolante commento alla crisi di governo lo abbiamo letto sul giornale ufficiale del partito di maggioranza relativa: mentre nel Paese è diffusa una preoccupazione che si avvicina all'angoscia, davanti a questa carenza governativa in uno dei momenti più delicati di tutto il dopoguerra, il giornale della DC immagina che le dimissioni dell'onorevole Moro siano state accolte con "grida di trionfo" dagli avversari del centro-sinistra. [...]
Altro che "grida di trionfo".   Il Paese, tutto il Paese sano, non si aspettava questa crisi, adesso.   Non voleva una crisi dopo che per settimane erano stati preannunciati decisivi provvedimenti contro la congiuntura economica, misure che avrebbero fermato l'emorragia, interventi che l'economia italiana reclama da tempo e che i nostri consoci del MEC ci suggeriscono in modo sempre più pressante, meravigliati e indignati per il disordine che hanno trovato a Roma.
In una situazione come questa, senza decidere neppure uno dei provvedimenti annunciati, senza un gesto serio per ridare fiducia alla gente che lavora, il governo non ha saputo fare altro che andarsene.   Il dissidio sulla scuola, che venne allegramente trascurato sei mesi fa, ha fatto oggi trovare il Paese senza guida nel peggiore momento che si potesse immaginare.
 
("Ne abbiamo basta di furbizia: è l'ora della lealtà") Epoca, 5 luglio
 
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Elezioni? I partiti dicono ciascuno per conto proprio di non temere le elezioni. [...] La situazione economica, intanto, incalza.   Si è prospettata, nei giorni scorsi, l'eventualità di una svalutazione della moneta.   C'è, naturalmente, chi preme in questo senso.   Ma tale tendenza trova avversioni fermissime. [...]   Essa gioverebbe per qualche settimana alle esportazioni, farebbe il gioco dei grandi monopoli e si risolverebbe a danno dei lavoratori, che dovrebbero subire salari puramente nominali.   Non solo: ma essa porterebbe alla rovina un numero grandissimo di povera gente, che dovrebbe rassegnarsi ad una vera e propria rapina. [..]
 
Mario Missiroli
("Rivogliono Moro ma con chi?") Epoca, 5 luglio
 
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Siamo arrivati all'ultimo scalino. un altro passo e precipitiamo.   In fondo alla scala, non c'è un androne che conduca alla porta d'uscita.   C'è un abisso oscuro, dove si può trovare qualunque cosa: la miseria diffusa, la guerra civile, il colpo di Stato, la dittatura dell'estrema destra o dell'estrema sinistra.   Meglio, dunque, in un momento come questo, parlare franco.   Le democrazie politiche di tipo occidentale, i regimi liberi sono sempre preferiti dalla gente, anche da quelli che li avversano col loro voto, tranne pochi fanatici.   E per questo vanno avanti anche nel disordine, e nell'inefficienza.   Ma se a un certo punto il disordine, l'inefficienza diventano così grandi, così diffusi che nulla più funziona, e la piazza prende ad agitarsi, allora la maggioranza della gente, contro le proprie spontanee inclinazioni, finisce per accogliere con sollievo, con vile sollievo, una soluzione qualunque, che non è di forza ma di debolezza.   È l'estremo infiacchimento delle istituzioni libere e di chi le regge che porta alle dittature, e non il vigore di chi sfrutta la situazione favorevole per imporsi.   Noi siamo giunti a questo punto.   O si risale la scala o si precipita.   Fermi a quest'ultimo gradino non si può stare.   Saremmo affascinati dall'abisso sotto di noi, la vertigine a un certo momento ci vincerebbe e cadremmo giù. [...]
 
Domenico Bartoli
("Siamo sull'ultimo scalino") Epoca, 12 luglio
 
 

venerdì 18 maggio 2012

La congiuntura

Abbiamo rivolto al presidente del Senato Cesare Merzagora tre domande sulle attuali difficoltà economico-finanziarie, per una semplice diagnosi della situazione.

1) Come e perchè è nata la paura dei risparmiatori?

- Si è dimenticato che il capitale ha le orecchie del coniglio, le gambe della lepre e la memoria dell'elefante; quando lo si minaccia con prospettive pericolose, cerca istintivamente riparo nascondendosi nel materasso, trasformandosi in beni solidi e, infine, fuggendo. La minaccia, indubbiamente c'è stata.
Si è parlato, per esempio, della possibilità di una imposta patrimoniale (e bene ha fatto Tremelloni recentemente a smentirla).    Ora se lei pensa che le aliquote della tassa di successione sono rimaste le stesse per dei capitali che una volta rappresentavano la ricchezza e oggi non sono, in termini monetari di anteguerra, che un modesto risparmio; e se pensa che queste aliquote nelle successioni più naturali, fra padre e figli, e su capitali medi, falciano il 50-60 per cento dell'asse ereditario, lei può capire le reazioni de parte di molti capifamiglia.
Si è parlato, molto vagamente, da tempo, di "disincentivi" per determinate produzioni considerate superflue o di lusso e, fra queste, vi era tutta la gamma degli elettrodomestici (dal frigorifero al televisore), le auto utilitarie, i fuoribordo, le moto eccetera, e persino le macchine per cucire!  Tutte cose entrate, ormai nell'uso della vita moderna che si vendono a rate e che danno pane e lavoro a molte centinaia di migliaia di operai.   È chiaro che chi ha una fabbrica di "prodotti minacciati" non è portato ad ampliare le proprie installazioni, ma teme anzi di doverle ridurre.
Si è parlato anche della nomina di una commissione per l'abolizione del segreto bancario.
Si è parlato infine di riforme di struttura in termini troppo vaghi e minacciosi.
E si continua a parlare di svalutazione in atto mentre il bilancio statale, carico di spese, gronda "deficit" da tutte le parti. [...].     Il movimento sindacale ha preso in questi ultimi tempi un'ampiezza sconcertante anche per lo Stato che, ormai, è diventato il più grande datore di lavoro. I costi sono in aumento, la competitività con l'estero in diminuzione, la spirale dell'inflazione sempre più   minacciosa.   Sembra poi che un senso di irresponsabilità pervada tutte le categorie, nessuna esclusa. [...]

2) Lei chiede il mio pensiero sulla attuale politica creditizia italiana?

-
Essa è passata [..] da una larghezza eccessiva e incoraggiante, che ha gonfiato gli investimenti a dismisura, ad una drastica e indiscriminata restrizione generale.
L'anno scorso e due anni fa i direttori di banca, incoraggiati dalla Banca d'Italia, buttavano sulle spalle dei loro clienti, anche se non lo volevano, il raddoppio dei crediti e dei castelletti di sconto; ora gli stessi hanno bloccato la parte dei fidi non utilizzata e richiedono, anzi, congrue decurtazioni, confermando una volta di più il vecchio adagio del banchiere che ti offre l'ombrello quando c'è il sole e te lo leva quando piove.
Così operando si ottiene una selezione del credito alla rovescia, perchè è chiaro che una banca che ha dato miliardi ad un Ente statale immobilizzato o ad una grossa azienda privata in cattivo stato, nemmeno richiede ad essi il rientro del credito sapendo di non ottenere nulla, mentre invece preme fortemente sulla clientela buona, che può restituire e che viene, pertanto sacrificata.
Le restrizioni totali di credito incidono, sì, sui consumi [...], ma  a me, come uomo politico con responsabilità non di governo ma di regime, preoccupa il fatto che ridurre i consumi popolari con pagamento a rate significa ridurre la produzione.   Ridurre la produzione significa licenziare maestranze operaie.   Licenziare maestranze operaie significa la ripresa del flagello della disoccupazione e della fame.
Lei sa che in tutta la Valle Padana vi sono migliaia e migliaia di piccole e medie fabbriche, sorte come funghi in questi ultimi anni, per l'iniziativa di valorose persone.   In esse hanno trovato lavoro non soltanto gli elementi locali, ma anche quei meridionali (calabresi, pugliesi, siciliani, eccetera) che hanno lasciato il loro paese d'origine con le lacrime agli occhi. 
Questa povera gente, dopo aver tanto sofferto, ha trovato finalmente un pane ed un principio di tranquillità.
Il primo problema italiano, oggi come sempre, rimane in via assoluta, a mio avviso, la piena occupazione operaia che deve essere mantenuta a qualunque costo.

3) Lei chiede il mio pensiero sui mezzi coi quali lo Stato potrà fronteggiare il suo fabbisogno finanziario?

- Non riesco a vedere questi mezzi.
Vediamo piuttosto com'è composto lo straordinario fabbisogno statale.   È composto:
a) Dai fondi necessari al funzionamento dell' ENI, dell' ENEL, dell' IRI;
b) Dai fondi occorrenti per fronteggiare in agricoltura i mutui all'1% a favore dei mezzadri nonchè le migliorie, le trasformazioni fondiarie degli enti di riforma;
c) Dai fondi necessari al finanziamento di tutti i ben noti progetti di riforme strutturali.
Si tratta di migliaia di miliardi.
È escluso che il mercato possa assorbire una parte notevole di questo immenso fabbisogno; e se non vi sono possibilità di collocamento di obbligazioni o di prestiti allo Stato non rimangono che due passaggi obbligati: l'aumento delle tasse e l'inflazione.   Il primo non crea ricchezza, la seconda distrugge la ricchezza.
Tutti ormai sanno che finanziare anche i più brillanti programmi con l'inflazione rappresenta, in definitiva, una truffa e che i vantaggi realizzati sono sempre inferiori ai danni economici e sociali che ne conseguono.
Dobbiamo semplicemente fare il passo secondo la gamba, rivedere tutte le spese, eliminare le infiltrazioni politiche nei ministeri e negli enti, dare l'esempio della parsimonia prima di imporla agli altri e soprattutto dobbiamo ristabilire ad ogni costo e con ogni mezzo un pò di fiducia in tutti.

Cesare Merzagora
("reportage '64" - dono della "Domenica del Corriere" ai suoi abbonati, novembre 1964)

sabato 3 settembre 2011

eventi (ottobre-dicembre)




ottobre

[01] - Afganistan: viene adottata una costituzione che pur conservando ampi poteri al re istituisce un parlamento bicamerale eletto a suffragio universale.
[04] - Italia: con l'apertura del tratto Valdarno-Orvieto, entra in funzione, con tre mesi di anticipo, l'Autostrada del Sole.
[05-11] - Paesi "non allineati" partecipano alla conferenza del Cairo e si pronunciano contro il colonialismo ed il mantenimento di basi militari in Paesi stranieri.
[10-24] - Giappone: si svolgono a Tokio i XXVIII Giochi Olimpici, per la prima volta seguiti in diretta TV in tutto il Mondo grazie ai satelliti artificiali.
[13] - Italia: all'Odeon di Milano la prima del film "Per un pugno di dollari"
[15] - URSS: Nikita Krusciov, messo in minoranza dal Praesidium e dal CC del PCUS è costretto a dare le dimissioni da primo ministro e segretario del partito.   Il posto è ricoperto da una direzione collegiale formata da Alexei Kossighin (primo ministro) e Leonid Breznev alla segreteria del partito.
[16] - Cina: viene fatta esplodere, nel poligono di Lop Nor, la prima atomica. È una bomba a uranio arricchito, della potenza di 13 kiloton. (turbamento e paura, all'Est come all'Ovest)
[22] - Il Nobel per la letteratura resterà legato al nome di Jean Paul Sartre. Sartre non lo accetta: "uno scrittore che assume posizioni politiche, sociali o letterarie deve agire solo con i suoi propri mezzi, cioè la parola scritta".
[24] - L'ex colonia britannica della Rhodesia settentrionale ottiene l'indipendenza.   Nasce lo Zambia, il cui presidente Kenneth Kaunda avvia riforme di tipo socialista.
[29] - Italia: cinque società concessionarie del servizio telefonico confluiscono nella Sip (ex Società Idroelettrica Piemontese, ora Società per l'esercizio telefonico), titolare di ingenti crediti verso lo Stato in seguito alla nazionalizzazione del comparto elettrico.   Si conclude, con la condanna a 11 anni di reclusione, il processo a Felice Ippolito, che in appello sarà ridotta a cinque anni.


novembre

[01] - Italia: a Milano si inaugura la metropolitana (12 km con 21 fermate ed altrettante stazioni che collega piazzale Lotto a Sesto San Giovanni).
[03] - Stati Uniti: con schiacciante maggioranza Lyndon B. Johnson viene confermato presidente. Johnson ha condotto la campagna all'insegna dello slogan "Edifichiamo la Grande società" (che prevede costruzioni di case e forti sovvenzioni alle famiglie bisognose) e della "pace durevole" in Vietnam.
[24] - Congo: l'intervento militare dei paracadutisti delle 'forze speciali belghe', trasportati da aerei statunitensi, stronca la secessione dei seguaci di Lumumba


dicembre

[02] - Stati Uniti: nel "campus" dell'università di Berkeley in California inizia la contestazione del sistema da parte degli studenti
[06] - Il presidente della Repubblica Antonio Segni si dimette per ragioni di salute.
[10] - Martin Luther King riceve ad Oslo il premio Nobel per la pace
[12] - Yomo Kenyatta viene eletto presidente del Kenya
[15] - Il primo satellite italiano, San Marco, è lanciato in orbita dagli Stati Uniti
[28] - Italia: Giuseppe Saragat, del PSDI, viene eletto presidente della Repubblica. Per la prima volta un esponente laico di sinistra entra al Quirinale.