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giovedì 8 agosto 2013

Con le dimissioni del governo Moro siamo all'ultimo scalino di fronte all'abisso





Il più desolante commento alla crisi di governo lo abbiamo letto sul giornale ufficiale del partito di maggioranza relativa: mentre nel Paese è diffusa una preoccupazione che si avvicina all'angoscia, davanti a questa carenza governativa in uno dei momenti più delicati di tutto il dopoguerra, il giornale della DC immagina che le dimissioni dell'onorevole Moro siano state accolte con "grida di trionfo" dagli avversari del centro-sinistra. [...]
Altro che "grida di trionfo".   Il Paese, tutto il Paese sano, non si aspettava questa crisi, adesso.   Non voleva una crisi dopo che per settimane erano stati preannunciati decisivi provvedimenti contro la congiuntura economica, misure che avrebbero fermato l'emorragia, interventi che l'economia italiana reclama da tempo e che i nostri consoci del MEC ci suggeriscono in modo sempre più pressante, meravigliati e indignati per il disordine che hanno trovato a Roma.
In una situazione come questa, senza decidere neppure uno dei provvedimenti annunciati, senza un gesto serio per ridare fiducia alla gente che lavora, il governo non ha saputo fare altro che andarsene.   Il dissidio sulla scuola, che venne allegramente trascurato sei mesi fa, ha fatto oggi trovare il Paese senza guida nel peggiore momento che si potesse immaginare.
 
("Ne abbiamo basta di furbizia: è l'ora della lealtà") Epoca, 5 luglio
 
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Elezioni? I partiti dicono ciascuno per conto proprio di non temere le elezioni. [...] La situazione economica, intanto, incalza.   Si è prospettata, nei giorni scorsi, l'eventualità di una svalutazione della moneta.   C'è, naturalmente, chi preme in questo senso.   Ma tale tendenza trova avversioni fermissime. [...]   Essa gioverebbe per qualche settimana alle esportazioni, farebbe il gioco dei grandi monopoli e si risolverebbe a danno dei lavoratori, che dovrebbero subire salari puramente nominali.   Non solo: ma essa porterebbe alla rovina un numero grandissimo di povera gente, che dovrebbe rassegnarsi ad una vera e propria rapina. [..]
 
Mario Missiroli
("Rivogliono Moro ma con chi?") Epoca, 5 luglio
 
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Siamo arrivati all'ultimo scalino. un altro passo e precipitiamo.   In fondo alla scala, non c'è un androne che conduca alla porta d'uscita.   C'è un abisso oscuro, dove si può trovare qualunque cosa: la miseria diffusa, la guerra civile, il colpo di Stato, la dittatura dell'estrema destra o dell'estrema sinistra.   Meglio, dunque, in un momento come questo, parlare franco.   Le democrazie politiche di tipo occidentale, i regimi liberi sono sempre preferiti dalla gente, anche da quelli che li avversano col loro voto, tranne pochi fanatici.   E per questo vanno avanti anche nel disordine, e nell'inefficienza.   Ma se a un certo punto il disordine, l'inefficienza diventano così grandi, così diffusi che nulla più funziona, e la piazza prende ad agitarsi, allora la maggioranza della gente, contro le proprie spontanee inclinazioni, finisce per accogliere con sollievo, con vile sollievo, una soluzione qualunque, che non è di forza ma di debolezza.   È l'estremo infiacchimento delle istituzioni libere e di chi le regge che porta alle dittature, e non il vigore di chi sfrutta la situazione favorevole per imporsi.   Noi siamo giunti a questo punto.   O si risale la scala o si precipita.   Fermi a quest'ultimo gradino non si può stare.   Saremmo affascinati dall'abisso sotto di noi, la vertigine a un certo momento ci vincerebbe e cadremmo giù. [...]
 
Domenico Bartoli
("Siamo sull'ultimo scalino") Epoca, 12 luglio
 
 

mercoledì 20 marzo 2013

I Barricati di Pisa (10-24 gennaio 1964)

Per due settimane i "rivoltosi" asserragliati a palazzo Sanminiatelli e nelle aule della "Sapienza" hanno sostenuto un vero e proprio assedio per affermare in modo clamoroso la necessità e l'urgenza di una riforma degli Atenei italiani.   Per farli desistere dall'agitazione le autorità accademiche avevano fatto bloccare il telefono, il riscaldamento e per alcuni giorni persino l'acqua.



Il "perché" iniziale della rivolta di Pisa consiste in una questione di libri.   Gli studenti di economia e commercio, che è una facoltà giovane la quale si appoggia alla più antica ed esperta facoltà di lettere, volevano per sé l'uso esclusivo di certi libri, al cui acquisto concorrono, e che invece vengono adoperati in modo privilegiato dai loro colleghi di lettere.   Prendendo pretesto da ciò, i "commercialisti" hanno richiesto che la loro facoltà, che non è ancora "statizzata" e vive di contributi vari, pubblici e privati, sia posta su un piede di parità rispetto alle altre e non debba, come attualmente accade, prendere a prestito dalla facoltà di lettere non solo i libri, ma anche i professori. [...]
Abbiamo assistito a una seduta dell'assemblea universitaria, con grappoli di studenti arrampicati su ogni sporgenza dell'aula magna.   Gli oratori si succedevano e polemizzavano pacatamente, non si udivano invettive all'indirizzo del Senato accademico, non venivano lanciati slogans: il pubblico applaudiva civilmente, con elegante distacco.   Senza quelle facce giovani e quell'accento toscano, sarebbe parso un dibattito alla Camera dei Lords.   Questo spettacolo di moderazione, favorito forse da quel pò di stanchezza che cominciava a scalfire l'iniziale entusiasmo, suscitò la nostra ammirazione.   Disse uno studente: "E che crede? Siamo gente seria".[...]
L'occupazione delle facoltà e gli scioperi negli Atenei, da parte di studenti, assistenti o membri del corpo insegnante, sembrano divenuti l'unico mezzo, in questi ultimi anni per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica e degli uomini di governo sui problemi dell'Università. [...]


Nell'Italia odierna, lanciata verso il progresso, l'Università è un cammello che cammina su un'autostrada.   Ogni organo di questo grottesco animale è malato. Sclerotico è il corpo dei professori di ruolo, tra cui non sono pochi quelli che considerano la cattedra unicamente come un titolo che debba facilitare loro lo svolgimento di assai più remunerative attività private.   In questa categoria, estremamente gelosa dei propri privilegi, l'immissione di nuovi docenti avviene in misura assolutamente insufficiente se la si rapporta all'aumento della popolazione studentesca.   Gli iscritti alle Università italiane sono oggi oltre 250 mila e non provengono più esclusivamente da famiglie abbienti: una larga percentuale è costituita di figli di impiegati, artigiani, agricoltori.   Un tempo, per molti giovani economicamente privilegiati, la laurea era soprattutto un titolo di distinzione da iscrivere sulla carta da visita.   Oggi, la maggior parte degli studenti ha bisogno di essa per accedere a una carriera nell'amministrazione pubblica, nelle professioni liberali e nell'industria.   I programmi, invece, hanno un contenuto quasi esclusivamente scientifico, come se di ogni laureato si dovesse fare un professore. [...]



... per le famiglie che con sacrificio mantengono un figlio agli studi, talvolta in Università lontane dalle località in cui esse risiedono, prolungare il sacrificio finanziario per uno, due o tre anni supplementari diventa assai pesante.   Le tasse universitarie si aggirano sulle centomila lire l'anno.   Poi, per gli studenti che non vivono presso le famiglie, vi sono le spese di mantenimento.   Privandosi del cinema, rinunciando a frequentare una sala da ballo, tra camera ammobigliata e vitto uno studente spende, in una grande città, da cinquanta a sessantamila lire al mese.    I posti alla Casa dello Studente non sono sufficienti ad ospitare tutti i "fuori sede", e il vitto delle mense universitarie non è dei più prelibati. [...]
Per gli studenti disagiati, particolarmente meritevoli, è venuta la provvidenza del presalario.   Grande entusiasmo c'è stato tra gli universitari quando questa forma di aiuto è stata istituita, [...]
Poi ci si è accorti che, per avere diritto al presalario, occorreva per lo meno essere angeli con tanto di ali.   Non solo bisogna aver dato, anno per anno, tutti gli esami: si deve anche conseguire una media dei voti che risulta superiore alla media dei voti conseguiti collettivamente da tutti gli esaminati.   Questa è la ragione per cui, a quanto pare, dei due miliardi e ottocento milioni che lo Stato ha stanziato per i presalari del 1963-64, solo ottocento milioni hanno potuto essere distribuiti. [...]

Giacomo Maugeri

E' scoppiato il "boom" del disco.

 
 
La confusione era indescrivibile.   Automobili, camioncini, motocarri, tricicli a furgone arrivavano da ogni parte sostando sui marciapiedi o addirittura in mezzo alla strada mentre i conducenti, scesi dai loro veicoli, facevano ressa urlando davanti al grande portone di un magazzino.   A un certo momento il traffico in tutta la zona fu completamente paralizzato.   Si rese allora necessario chiedere l'intervento dei vigili urbani perché riattivassero il qualche modo la circolazione e portassero un pò di ordine fra gli scalmanati convincendoli a mettersi in fila per entrare a turno nel grande portone.   Si formò così - all'alba di lunedi 10 febbraio a Milano, in via Salomone 77, davanti al magazzino della "Ricordi" - la prima lunghissima coda per comperare i dischetti di Bobby Solo. [...]
Da lunedi 10 febbraio a sabato scorso, per tutta la settimana, giorno e notte, un nutrito drappello di vigili urbani milanesi fu mobilitato in via Salomone per disciplinare l'afflusso dei grossisti e dei negozianti di musica che arrivavano da tutta Italia con la speranza di accaparrarsi il maggior numero di copie del nuovo disco di Bobby Solo. [...]
Il guaio stava nel fatto che di dischi non ce n'erano abbastanza per accontentare tutti.   Alla vigilia di Sanremo quelli della "Ricordi", prudenti, avevano contenuto entro le 30 mila copie la tiratura iniziale di  Una lacrima sul viso.   Viceversa, all'indomani del Festival, ci si accorse subito di aver sbagliato i calcoli.   In trentasei ore le scorte del disco, già distribuite nei negozi di tutta Italia venivano letteralmente bruciate.   Allora si provvide a una ristampa e furono immesse sul mercato altre 270 mila copie.   Tutto fu venduto, e nel frattempo la vendita continuava a salire vertiginosamente: sabato scorso aveva già toccato la fantastica cifra di 700 mila copie.[...]




Ormai, anche nel nostro Paese, le canzonette sono diventate un grosso affare commerciale, una merce di cui si può calcolare la produzione pianificata così come avviene per i cibi in scatola, le calze, le automobili utilitarie.   Ogni anno si pubblicano in Italia 28 milioni di dischi (di cui 25 di musica leggera) con un giro d'affari che raggiunge i 30 miliardi all'anno.   Ogni italiano, in media, spende annualmente per l'acquisto di dischi 600 lire: una somma che è superiore a quella destinata ai libri (400 lire) e alle partite di calcio (200 lire). [...]
Scorrendo le più recenti statistiche si apprende che dei 25 milioni di dischi di musica leggera venduti annualmente, almeno 15 milioni sono comperati da ragazzi.   Da quegli stessi ragazzi che fanno funzionare i 25 mila juke-boxes purtroppo sparsi in tutta Italia.
 
 
(EPOCA - 23 febbraio 1964)

 

martedì 19 marzo 2013

Operazione PIETA'

  
Fu Giovanni XXIII, per intercessione del cardinale Spellman, a concedere il "placet" al trasferimento temporaneo della "Pietà" a New York, perchè possa essere ammirata dai visitatori del padiglione del Vaticano in occasione dell'Esposizione Universale, che sarà inaugurata il 22 aprile prossimo e rimarrà aperta sino all'autunno del 1965.   La decisione del defunto Pontefice, (fu) resa ufficialmente nota il 28 marzo 1962 [...]




Manca poco all'alba del tre aprile 1964.   Nella sua cappella rischiarata appena dalla luce lunare di qualche altissima lampada, sette uomini stanno svegliando la Pietà: deve andare in America. [...]
Occorre proteggere la Pietà in ogni sua parte, ma guai ad opprimerla: essa teme non soltanto lo sfregamento, ma anche la semplice "tendenza allo sfregamento", ache gli "slittamenti frenati".   Teme persino il contatto delle nude mani.   Come portare la Pietà in America senza toccarla? [...]
La Pietà è stata assicurata per cinque milioni di dollari (tre miliardi di lire), spettacolosa operazione, compiuta dalla Fireman's Fund Insurance Company di San Francisco dopo un lungo gioco di offerte, controfferte, suddivisioni del rischio, contrassicurazioni.   In un primo tempo si era parlato di una cifra doppia, dieci milioni di dollari: era parsa eccessiva, perchè nessuna compagnia assicuratrice assumerebbe da sola un rischio simile.   E infatti si dice che dietro la Fireman's garantiscano i Lloyds londinesi.[...]
La Pietà parte dell'Italia alle ore 16 del cinque aprile.   A metà del mese sarà sistemata nel Vatican Pavilion.   Per tirarla fuori dalla sua complessa custodia occorreranno tre giorni: chiamano ciò "acclimatamento".   Poi la Pietà sarà messa in una bacheca di cristallo a prova di pallottola.   Davanti a lei celebreranno messe su messe, notte e giorno, e sfileranno milioni di americani su passerelle mobili, accaldati e stanchi per l'interminabile coda.   La celebre visione, per loro, durerà pochi secondi: il tempo di dire "Beautiful,  oh, splendid, indeed!"   Nell'aria si mischieranno le note di inni, marcette e canzoni, la baraonda di tutte le fiere.   La Pietà vedrà tutto questo.   E alla sera, nel padiglione, nessuno spegnerà le luci, mai. 

 

STORIE DEL SUD - Lavoravo per 350 lire all'anno


dopo anni di fame, gli assegnano un podere della riforma agraria, ma subito il fisco gli fa pagare le tasse, gli arretrati si accumulano, i figli se ne vanno.   Ora, nella casa senza luce elettrica, il "proprietario" aspetta che vengano a sequestrargli il mulo.
"Io facevo il trainiere, cioè sapevo portare il carro, sapevo come si deve fare coi cavalli e coi muli: insomma ero uno specializzato, e per questo il mio padrone mi dava 350 lire ogni anno.   Questo accadeva subito  dopo la guerra nel mio paese, [...] la moneta aveva perduto il valore e dovevano darcene di più: prima ci pagavano molto di meno.   Con 350 lire, in quel tempo, si comperava un pacchetto di sigarette americane alla borsa nera"
[...] Un "trainiere", riprende, "sta sempre meglio degli altri contadini.   Difatti io guadagnavo 350 lire, e gli altri soltanto 200.   Ci pagavano alla vigilia di Natale, [...].   Era meglio non pensare che avevamo lavorato tutto un anno per poi trovarci in mano quella miseria.
"il capoccia invece diceva che era anche troppo, perché il padrone ci dava anche da mangiare.   "Di che ti lamenti?", mi diceva. "Ogni mese che passa ti prendi venti chili di pane, un chilo di sale un litro d'olio: e quando è tempo di mietere e di trebbiare ti prendi anche 25 litri di vino". [...]
"[...] i contadini di una volta lavoravano molto di più e parlavano molto di meno, non erano come noi mai contenti di niente.   "Tu vedi 350 lire", mi diceva, "e pensi che sono poche perché vorresti comperarti i vestiti come i signori, e le scarpe di vernice, e magari un bel cappello e anche andare all'osteria col sigaro in bocca.   Ma lo sai che adesso c'è la democrazia e il padrone che ti dà 350 lire deve pagarne ancora migliaia e migliaia per te, alla democrazia?"
"E io gli chiedevo perchè il padrone doveva dare i soldi alla democrazia, e perché non li dava a me che mi servivano, anche una parte, e l'altra parte poteva darla alla democrazia, tanto lui doveva pagare lo stesso per me.   "Non si può", rispondeva il capoccia, "non si può perchè perchè quelli sono i contributi.   Lo ha detto il Presidente, e il Presidente è come il Re".   Io non sapevo bene che cosa fosse la democrazia, però mi avevano spiegato che cosa sono i contributi; sarebbe che il padrone paga e se poi il contadino si ammala, viene il dottore e non costa niente. [...]   E poi, quando il contadino ha lavorato tutta la vita e ha fatto sempre il suo dovere, non deve lavorare più e gli danno i soldi lo stesso, tutti i mesi all'ufficio postale.
[...]

domenica 17 marzo 2013

Perchè impazziscono così? (EPOCA - 26 gennaio)



Grida, pianti, svenimenti, risate isteriche, poltrone fracassate, una platea di adolescenti trasformata in una specie di selvaggia assemblea dedita a primitivi e furibondi riti...    Qui siamo in Gran Bretagna, e a scatenare la follia collettiva sono i celebri Beatles, i quattro cantanti con i capelli a frangetta.   Ma scene analoghe si registrano ormai in tutto il mondo.   Cambia via via lo "stregone": oggi è un singolo cantante, domani è uno dei mille "complessini" che suonano, gridano e saltano, ma il risultato è sempre lo stesso, irrazionale, furente, incomprensibile.   Che cos'è che scatena questi giovanissimi, queste ragazzine che appaiono come prese da un tumultuoso e pauroso bisogno di annientarsi in una disperata adorazione?



A quali segreti sottofondi fa appello la musica o il canto, per "liberare" questa specie di pazzia di massa?   È un fenomeno che non riusciamo a comprendere , a al quale finora i sociologi, gli educatori e i medici hanno dato spiegazioni incomplete.   C'è qualche cosa che non conosciamo ancora, nei giovani d'oggi.   Qualche cosa di diverso dalla prontezza all'entusiasmo che tutte le generazoni hanno conosciuto in gioventù.   O forse questa prontezza si associa, nei ragazzi d'oggi, a confuse ma violente sensazioni di insoddisfazione, che musica e grida esaltano, facendole straripare oltre le barriere dell'autocontrollo?   Queste manifestazioni, che a noi appaiono come un pauroso salto all'indietro, verso l'età remota degli idoli, sono forse il segno di qualcosa di nuovo nell'animo dei giovani, detto però in un linguaggio che non sappiamo ancora interpretare.



Anche queste immagini sono state scattate a un concerto dei Beatles, all'insaputa degli spettatori.   Ma essi, ormai non badano a chi li osserva.   Sui loro volti, nelle loro espressioni senza più controllo, si manifesta l'irrazionale e preoccupante potere di quella musica e di quelle grida.   I loro atteggiamenti esprimono contemporaneamente gioia, ansietà, sofferenza e disperazione.   Non sono più "spettatori": sono vittime, del tutto incapaci di giudicare, ed anzi freneticamente liete di subire, di obbedire agli ordini - per noi indecifrabili -  contenuti nei rumori e nelle voci che vengono dal palcoscenico.


Sono bravi ragazzi e brave ragazze, hanno il volto e l'età dei nostri figli.   Ma basta cha appaiono in teatro gli "idoli" del momento, ed eccoli trasformati in una folla demente, eccoli diventati subito paurosamente "estranei" a noi.